Fuori percorso - COMUNE DI CARAVAGGIO

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LA CHIESA DI SANTA ELISABETTA

Lasciata la piazza dei Santi Fermo e Rustico, prendendo Via Bernardo da Caravaggio, si raggiunge la Chiesa di Santa Elisabetta, posta, con l'annesso edificio che fu sede del monastero delle Agostiniane (presenti in Caravaggio sin dal 1480), sull'angolo, in Via Banfi. La facciata, in stile barocco, è stata attribuita all'architetto Fabio Mangone (Caravaggio 1587 - Milano 1629). L'interno è a una sola navata, con un ricco altare e buone tele; nel coro si trova un seicentesco crocefisso ligneo proveniente dalla scomparsa Chiesa di San Defendente. Coevo alla chiesa, il campanile. Il monastero venne chiuso nel 1805 dai francesi con l'estromissione delle monache che si trasferirono a Crema nel monastero di Santa Maria. Il chiostro del Convento costruito in mattoni, senza intonaco, fa ora parte della casa parrocchiale. Il cortile interno ha su tre lati un portico con volte a crociera. Nel XIX secolo fu eretto un muro che ha diviso il cortile in due parti.

LA CHIESA DI SANTA LIBERATA

Vi si arriva, lasciata la chiesa di Santa Elisabetta, prendendo per via Moriggia; all'incrocio con la Circonvallazione (a destra 'dello Specchio' a sinistra 'Seriola') inizia Via Santa Liberata che finisce proprio alla chiesetta posta sull'angolo che separa le strade che conducono a destra a Masano (via Damiano Chiesa) e a Brignano (via Cesare Battisti), a sinistra a Vidalengo (via De Gasperi).
La chiesetta, che ha origini cinquecentesche (sugli affreschi in essa conservati fu trovata la data 1540), ha una linea architettonica di aria bramantesca e una struttura a forma esagonale, con un portico sui tre lati meridionali e alcune abitazioni sugli altri . 'Ripulita', più che ristrutturata, nel 1987, ha sempre avuto, fin dal Seicento, problemi di umidità. All'interno si trova un altare ligneo, ritenuto del Seicento, e una pala coeva raffigurante la Vergine col bambino e tre sante: Santa Liberata e non è ben chiaro quali altre. La caratteristica decorativa di maggior significato storico sono gli affreschi delle quattro lunette raffiguranti otto Apostoli. Manomessi più di una volta non sono stati attribuiti, ritenendoli comunque opera di un pittore caravaggino contemporaneo, ma diverso dallo Stella, dal Prata o dal Moietta, tutti del Cinquecento.
Ogni anno, nella ricorrenza della festività onomastica della Santa (il 18 gennaio), si celebra nel borgo Seriola una festa con luminarie e fuochi artificiali.

 




 

 




 

 


IL CIMITERO

Sulla strada che porta a Bariano si trova il Cimitero i cui portici dell'ingresso e la cui cappella furono realizzati a partire dal 1839 su progetto dell'architetto Carlo Ranzanigo di Lodi, valido esponente del Neoclassico lombardo di cui la facciata del Cimitero stesso è valido esempio.
La cappella, dedicata a Sant'Eusebio, fu ultimata in tempi brevissimi; i pennacchi, che raffigurano i profeti Malachia, Geremia, Isaia e Gioele, furono ornati nel 1841 da Enrico Scuri; Giovanni





 

 

Moriggia decorò l'abside con la Deposizione nel 1842 e nello stesso anno Giuseppe Bertini ornò a fuoco i vetri dei lunettoni laterali e del lucernario rappresentanti La visione di Ezechiele della resurrezione dei morti, La visione di Ezechiele del nuovo tempio, Gesù redentore.
I lavori per l'edificazione dei portici iniziarono nel 1840 per quello che è la parte destra; la sinistra venne realizzata qualche decennio più tardi. La stessa cosa avvenne per la cancellata di ferro: quella sul lato destro fu realizzata nel 1859 da Luigi Cattaneo, quella sul lato sinistro fu costruita nel 1882 dal disegno precedente. Lavori di sistemazione ordinaria vennero eseguiti nel 1920 e nel 1955. Un vero e proprio recupero iniziò nel 1994 a cura dell'architetto Gianni Utica.
Ai lati del piazzale si trovano due monumenti ai caduti degli scultori caravaggini Rustico Soliveri (1879-1932) ed Enrico Pancera (1882 - Milano 1971).

LE FRAZIONI

Caravaggio ha due frazioni, Masano e Vidalengo, entrambe di origine antica.

A Masano segnaliamo la Chiesa Parrocchiale di San Vitale, progettata e decorata dalla scuola 'Beato Angelico' di Milano (1926- 1947), dove, in una cappella, si trova un affresco settecentesco della Beata Vergine con il Bambino, San Rocco e Sant'Uberto e nel battistero, un Battesimo di Gesù di Trento Longaretti (1946).
E poi Palazzo Rubini, che da solo vale la storia del territorio, per le famiglie che lo hanno abitato e per quello che esse hanno rappresentato nella vita del borgo.
Castello all'origine (una prima documentazione risale alla metà del secolo VIII), abitato per quattro secoli dai Secco, fino agli inizi del XVIII, quando, divenuto palazzo, fu ceduto nel 1732 al Merlo architetto dell'Altare Maggiore del Santuario, passato di mano ai coniugi Rubini (lui, Giovanni Battista, fu un tenore di fama mondiale), l'edificio che oggi vediamo, fu da questi sottoposto alle ultime piú importanti trasformazioni avvenute con la ristrutturazione del 1845 ad opera dell'architetto Pagnoncelli. Il recente restauro lo ha riportato alla dignità originale dopo un secolo di totale abbandono e degrado. Presso Masano, sulla strada che conduce a Bariano, un cippo di pietra del 1758 ricorda l'antico confine fra lo Stato Veneto e lo Stato di Milano.




 

 



Di Vidalengo ricordiamo la Chiesa Parrocchiale di San Giovanni che ospita nell'abside una tela della Assunta.
Vale poi la pena citare il Monumento ai Caduti in Guerra, realizzato dallo scultore Ferruccio Guidotti. Il gruppo in bronzo dell'altezza di circa due metri raffigura un soldato che sostiene un commilitone ferito. L'inaugurazione avvenne nel 1965.

IL FONTANILE BRANCALEONE

Sulla strada che da Vidalengo porta a Pagazzano, girando a destra all'altezza della Cascina San Michele, si arriva alla Cascina Gavazzolo di Sopra dove nei pressi si trova il Fontanile Brancaleone istituito dalla Regione Lombardia a Riserva Naturale il 5 febbraio 1985. Il Fontanile rappresenta uno degli ultimi angoli della Valle Padana dove sopravvivono specie di animali e vegetali ormai scomparse altrove o in via di estinzione.
Per un'informazione dettagliata è utilissimo consultare la Guida del Fontanile edita dall'Assessorato al turismo della Provincia di Bergamo nel 1988.




 

 

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