Dal Santuario, naturalmente... - COMUNE DI CARAVAGGIO

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La nostra visita alla città di Caravaggio è divisa in due momenti fondamentali: un prologo al Santuario e un itinerario cittadino, un percorso di circa milleottocento metri, che ha nella chiesa di San Bernardino il suo punto di partenza e di arrivo.

COME ARRIVARCI

Caravaggio, situata 25 chilometri a sud di Bergamo, suo capoluogo di provincia, e 40 ad est di Milano, è sulla direttrice che porta a Venezia, attraversata dalla Padana Superiore, la Statale 11 e, nella frazione di Vidalengo, dalla linea ferroviaria Milano-Venezia. Nella stazione di Vidalengo non fermano però molti treni, e nemmeno la frazione ha collegamenti pubblici con la città. Per chi dunque intendesse raggiungere Caravaggio con questo mezzo è opportuno fare riferimento alla linea Milano-Cremona: è su questa direttrice che Caravaggio ha la sua stazione principale, situata peraltro a un solo chilometro dal Santuario, e a trecento metri dall'inizio del percorso cittadino. Per chi arriva da Brescia e da Milano, il riferimento è Treviglio: è da qui che partono la maggior parte dei treni che la raggiungono.
A Treviglio Caravaggio è altresì ottimamente collegata da un servizio di autolinee il cui terminal è nelle immediate vicinanze della Stazione Centrale trevigliese.
Percorrendo invece la Statale 11, provenendo da Milano, entrati in territorio caravaggino, al terzo semaforo girando a destra si raggiunge il Santuario, a sinistra si va verso il centro. Arrivando da Brescia è opportuno invece, superata Mozzanica, immettersi, a sinistra, seguendo l'indicazione per Milano, sulla Rivoltana, strada che finisce la sua corsa all'idroscalo, presso l'aeroporto di Linate. E' soprattutto da qui che provenendo da Milano di può raggiungere più facilmente il Santuario.

Da luglio 2014 la  Città di Caravaggio è più facile da visitare in quanto è comodamente raggiungibile con la nuova autostrada A35 (Brebemi), che ha una stazione di uscita vicinissima al centro abitato di cui porta il nome.

Per maggiori informazioni sugli itinerari potete collegarvi al sito della   logo brebemi A35

 

IL SANTUARIO DI SANTA MARIA DEL FONTE

L'APPARIZIONE E I MIRACOLI

La Vergine apparve (era il tramonto del 26 maggio 1432) a Giannetta de' Vacchi, figlia di Pietro, d'età oltre i trent'anni, sposa di Francesco Varoli, un contadino, forse un soldato, la quale era intenta a raccogliere erba in un prato, detto Mazzolengo, lontano dal borgo. Quale segno dell'Apparizione dal prato sgorgò una sorgente d'acqua che nel corso dei tempi portò benefici a molte persone; una virtù questa riaffermata dall'immediato fiorire di un ramo secco gettatovi a sfida da un miscredente.

Dopo l'episodio del ramo fiorito altri fatti miracolosi testimoniarono la sacralità del luogo. La mannaia conservata nel sotterraneo del Sacro Fonte, antenata della più tristemente famosa ghigliottina, testimonia un episodio accaduto nel 1520. Un capo dei briganti, tale Giovanni Domenico Mozzacagna di Tortona, fu catturato nei dintorni e condannato a morte. Affinché l'esecuzione servisse da monito a molti, si decise di fissarla per il 26 maggio, giorno in cui la ricorrenza dell'Apparizione molta gente si sarebbe recata a Caravaggio. Durante i mesi di prigionia che precedettero la data stabilita il brigante si pentì e si convertì. Venne il giorno della esecuzione ma per quanti tentativi vennero fatti la scura s'inceppava prima di arrivare al collo del condannato. La folla gridò al miracolo; il condannato prima tornò in carcere e poi fu definitivamente liberato. Nella seconda celletta del sotterraneo viene conservato un catenaccio spezzato che ricorda un fatto avvenuto nel 1650. Un pellegrino, imbattutosi in un nemico che lo minacciava di morte, corse al riparo verso il tempio, ma trovando la porta chiusa invocò la Madonna. Il catenaccio si spezzò e la porta si aprì per poi richiudersi in faccia al persecutore.


Sul piazzale antistante il tempio, nei pressi della fontana, un obelisco ricorda un singolare fatto accaduto nel 1550. Un soldato dell'esercito di Matteo Grifoni, generale della Repubblica Veneta, rubò dal Sacro Fonte una preziosa tazza e la nascose in un bagaglio sopra il dorso di un mulo; ma quando fece per andarsene il mulo non ne volle sapere di muoversi. Il furto fu scoperto e il prezioso oggetto restituito. Il Comandante fece elevare a ricordo del fatto una Cappelletta che, caduta in seguito all'erosione delle acque, fu rimpiazzata nel 1752 da un obelisco. Divenuto cadente questo, nel 1911 fu sostituito con un altro a ricordare anche le celebrazioni del 1910 e del 2° centenario dell'incoronazione della Madonna. Sulle quattro facciate della base dell'obelisco tre epigrafi ricordano il fatto della tazza, la prima cappella e l'obelisco del 1752, le feste centenarie del 1910; sulla quarta è riportata un'esortazione al culto della Vergine.

L'EDIFICAZIONE

Nel 1432, l'anno stesso dell'Apparizione, Bonincontro De' Secchi, vicario foraneo del Vescovo di Cremona, poneva nel campo del Mazzolengo (che era stato donato da un altro Secco, Marco, a quel tempo Vicario Ducale) presso il Sacro Fonte la prima pietra per l'erezione di una cappelletta. Accanto fu costruito anche un piccolo ospedale per ospitare i molti infermi che vi si recavano.
Nel 1516 la piccola cappella è già una chiesa "veramente insigne, con edifizi adatti, ornamenti e pitture venerande", come si legge nel privilegio concesso quell'anno da papa leone X al Santuario. Mal costruita, già pericolante a metà del secolo, fu diroccata per essere ricostruita.
L'erezione del tempio come tuttora lo si vede iniziò nel 1575 voluto dall'allora arcivescovo Carlo Borromeo. A edificarlo fu chiamato l'architetto Pellegrino Tibaldi, detto il Pellegrini (Perugia 1527-Milano 1596). L'opera di costruzione continuò, non senza lunghi intervalli, fino ai primi decenni del Settecento. In questo modo il primitivo progetto del Pellegrini subì numerose modifiche, anche se sostanzialmente l'idea originale rimase inalterata.

L'EDIFICIO

La basilica sorge in una vasta piazza cinta da portici simmetrici che corrono con 200 arcate per uno sviluppo di quasi 800 metri. Nel piazzale antistante il Viale si trovano l'obelisco cui abbiamo già accennato, ed una fontana lunga quasi 50 metri. L'acqua di questa fontana passa sotto il Santuario, raccoglie nel suo corso quella del Sacro Fonte ed esce nel piazzale sud accolta in una piscina dove i fedeli fanno bagnature alle membra malate.
Sotto il triportico di ponente, davanti alla facciata principale, è stata allogata nel 1942 la Via Crucis. Nello stesso anno, al centro del piazzaletto, fu eretto un crocefisso a ricordo del Giubileo Episcopale di Papa Pio XII. Questo piazzale è di norma riservato alle funzioni all'aperto, soprattutto in relazione alle adunate e benedizioni degli ammalati.


L'esterno della chiesa è grandioso: l'edificio è lungo 93 metri, largo 33, alto 22 senza cupola, la quale si innalza dal suolo per 64 metri. Il Santuario, rispetto al Viale, volge il fianco e non già la facciata. Quando il Santuario sorse non esisteva la strada che lo congiungeva alla città. Per questo ci si attenne alle leggi liturgiche secondo le quali laddove non si dovevano rispettare esigenze di accesso le chiese venivano costruite in modo che il celebrante era rivolto a Oriente nella celebrazione dei Sacri riti. L'architettura esternamente è caratterizzata dal grigio dell'intonaco e il rosso dei mattoni. E' questa l'estetica acquisita dopo i restauri degli anni settanta che eliminarono non senza polemiche il "giallo di Milano" che intonacava i muri.

DENTRO IL TEMPIO

L'interno è ad una sola navata, a croce latina, di stile classico con pilastri coi capitelli ionici. Il tempio è in un certo qual modo diviso in due corpi. Uno, quello di ponente, più vasto; qui ci sono le cappelle, quattro per lato, le cantorie e l'ingresso principale. L'altro, posteriore, ha la discesa al Sacrario.
La decorazione del tempio è opera di Giovanni Moriggia (Caravaggio 1796-1878) e Luigi Cavenaghi (Caravaggio1844-Milano 1918). Il Moriggia dipinse intorno alla metà dell'800 i quattro pennacchi sotto la cupola (Giuditta, la fortezza; Ruth, la temperanza; Abigaille, la prudenza; Ester, la giustizia), la gloria della cupola stessa (Apoteosi di Maria), le volte dei due bracci a lato dell'altare (La cacciata di Adamo, La natività di Maria, La presentazione di Maria al tempio, Gesù fra i dottori, L'Assunzione di Maria Vergine), i lunettoni sull'arco interno delle due facciate (L'Annunciazione, Visita a Santa Elisabetta, Lo sposalizio di Maria, La natività di Gesù). La decorazione della volta di tutto il tempio è opera invece del Cavenaghi che la compì ad intervalli dal 1892 al 1903.


1. Sopra il Sacrario e sotto la cupola in modo da essere visto da tutti i punti del tempio di trova l'altare maggiore, l'elemento più ricco e grandioso tra i complessi monumentali del Santuario. E' di marmo, rotondo, con colonne che alternate a statue sorreggono un trono, anch'esso di marmo, che si slancia verso la cupola terminando in una gloria di angeli che portano una corona di stelle. L'altare, progettato dall'architetto Filippo Juvara che si ispirò agli studi di Michelangelo per l'altare della Confessione della Basilica Vaticana, fu portato a compimento nel 1750 dall'ingegner Carlo Giuseppe Merlo di Milano.
2. Sotto l'altare maggiore di trova il Sacro Speco con il gruppo statuario che ricostruisce la scena dell'Apparizione. Il gruppo in legno, opera di Leopoldo Moroder di Ortisei, fu inaugurato nel 1932 nelle feste del V centenario dell'Apparizione, feste presiedute dal cardinale Schuster, Legato Pontificio, che celebrò la solenne incoronazione della statua. Vi si accede da due scale laterali, oppure adesso (prima una cancellata in ferro battuto e ottone divideva il luogo della preghiera dalla piazzetta delle offerte) direttamente dal braccio di levante della navata principale.
3. Nella navata posteriore possiamo ammirare: un dipinto di Giovanni Stefano Danedi detto il Montalto (1609-1690) raffigurante l'Apparizione;
4. una statua lignea di S. Pietro;
5. una di S. Andrea;
6. un'altra Apparizione, questa di Camillo Procaccini 81551-1629).
7. Dal transetto passiamo al braccio più lungo verso ponente, dove c'è l'entrata principale del tempio. La prima cappella che incontriamo è del caravaggino Giambattista Secco: qui vediamo la Madonna del Rosario con due oranti (1602).
8. Anche la successiva è del Secco: sopra l'altare la Madonna e i Santi Filippo e Giacomo, con i pannelli della volta che ne illustrano la vita.
9. Sopra l'ingresso laterale l'organo, uno dei migliori d'Italia, inaugurato il 15 ottobre 1837, aveva lo strumento sonoro originale dei Serassi di Bergamo; la grande cassa del XVIII secolo è un pregevole lavoro d'intaglio del caravaggino Giacomo Carminati. Rifatto nel 1905, fu restaurato nel 1927 e diviso in tre corpi nel 1956. L'organo è composto di un complesso di 127 registri e circa seimila canne.
10. In questa cappella si può ammirare una Deposizione di Giacomo Cavedoni (1577-1669).
11. L'ultima, di questo lato, è dedicata a S. Antonio Abate, raffigurato nella pala del Secco già nominato.
12. Ai lati del portale le statue dei Santi Rustico e
13. Fermo, patroni di Caravaggio.
14. In questa cappella troviamo una copia dell'Arcangelo Gabriele di Guido Reni, eseguita da Paolo Gallinoni (1751-1825).
15. Nella successiva, la Madonna che mostra il Bambino a S. Antonio di Padova e a S. Lucia, opera di Carlo Preda (1710), con episodi della vita della Santa nei cassettoni.
16. Sopra l'ingresso laterale nord le cantorie, anch'esse dovute al lavoro d'intaglio del Carminati (1747).
17. La tela d'altare di questa cappella, del secolo XIX, rappresenta la Pesca miracolosa. Nella volta episodi delle vite dei due Santi.
18. Nell'ultima, secondo il nostro ordine, L'educazione della Vergine, di Giovanni Moriggia.
19. Vicino all'ingresso della Sagrestia una Deposizione su tavola attribuita al Borgognone (1481-1522).
20. Di notevole interesse artistico è la Sagrestia che ha nella volta gli affreschi di Giuseppe Procaccini (1698). Lungo le pareti corrono gli armadi intagliati dal Carminati.

Cuori d'argento e quadretti ricordano sulle pareti del Santuario le grazie elargite dalla Madonna. Migliaia di cuori come questi furono fusi per essere trasformati in vasi sacri.

IL SACRO FONTE

Sotto lo Speco si trova un sotterraneo, il Sacro Fonte, al quale si accede dall'esterno del tempio. Qui si trova una fontana da cui si può attingere l'acqua. Qui è il luogo dove Giannetta ascoltò la Madonna e l'acqua sgorgò dal terreno. Il sotterraneo, un grande corridoio lungo circa trenta metri, rivestito in mosaico dal pittore Mario Busini tra il 1950 e il '52, appare diviso in cinque celle. Nella prima tre nicchie ricavate dentro le pareti accolgono una Madonna marmorea, la ghigliottina e il catenaccio spezzato che ricordano i miracoli cui abbiamo accennato. Alla base della Madonna un'epigrafe gotica parla della Apparizione e costituisce uno dei più importanti documenti dell'epoca del grande avvenimento. L'epigrafe, in sei esametri latini, dice: "La terra di Caravaggio è stata recentemente resa davvero felice perché le apparve la Santissima Vergine nell'anno 1432 al tramonto del sesto giorno avanti le calende di giugno; ma Giovannetta è assai più felice di ogni altra persona perché meritò di vedere la gran Madre del Signore".

IL SANTUARIO OGGI

Il Santuario di Caravaggio è luogo di preghiera, ma non solo. Accanto alle attività liturgiche sono presenti: un Centro d'accoglienza per i pellegrini e per gli ammalati, un Centro di consulenza familiare e un Centro di spiritualità. Queste attività sono alloggiate in alcuni fabbricati ristrutturati alla fine degli anni ottanta dagli architetti caravaggini Paolo e Salvatore Ziglioli. In questi edifici possiamo notare nell'auditorium le vetrate del pittore caravaggino Giorgio Versetti e nella Cappella del centro di spiritualità, che fu inaugurata da Papa Giovanni Paolo II durante il soggiorno avvenuto nel giugno del 1992, le opere dello scultore mozzanichese Mario Toffetti.

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