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La vegetazione

I fontanili sono dunque degli ambienti di origine artificiale e artificialmente mantenuti dall'uomo.
Senza l'azione dell'uomo i suoli occupati dai fontanili si trasformerebbero presto in zone paludose delle quali d'altra parte essi sono un relitto.
Per poter mantenere in efficienza un fontanile sono quindi necessari dei lavori di manutenzione detti "spurgo" e consistenti nella asportazione della vegetazione eccedente che altriIl1enti andrebbe ad occupare completamente gli alvei della testa e dell'asta occ1udendoli.
L'operazione di spurgo viene generalmente eseguita in primavera ogni 2-5 anni a seconda della importanza e delle caratteristiche generali delle risorgive.
Le teste più ampie e profonde del Fontanile Brancaleone venivano pulite in media ogni 5 anni, mentre quelle più piccole subivano lo spurgo ogni 2-3 anni al massimo.
Una corretta manutenzione della Riserva Naturale dovrà prevedere il mantenimento di questa pratica colturale da effettuarsi possibilmente secondo gli antichi metodi di spurgo eseguito manualmente evitando quindi l'uso indiscriminato di mezzi meccanici che male si adattano ad un'area così delicata.



Una visione autunnale del
Una visione autunnale del "Brancaleone"

Da quanto precedentemente affermato appare evidente che la vegetazione acquatica del fontanile presenterà associazioni quantitativamente e qualitativamente diverse in relazione ai diversi momenti, successivi alla fase di spurgo, nei quali verrà analizzata.
I numerosi studi condotti sulle risorgive padane hanno inoltre evidenziato la diversa distribuzione delle specie vegetali all'interno delle varie zone del fontanile e questo soprattutto in funzione della corrente d'acqua che risulta il più importante fattore naturale di influenza sulla vegetazione e conseguentemente anche sulla fauna del fontanile.

Nella testa di risorgiva, dove le acque sono generalmente più tranquille, le specie vegetali si diversificano secondo fasce distribuite concentricamente a partire dalle polle; invece lungo l'asta, generalmente caratterizzata da una maggiore turbolenza delle acque, la vegetazione si distribuisce secondo fasce che si diversificano partendo dalle rive, dove l'acqua è più tranquilla, procedendo poi verso il centro dove invece la corrente è massima.
Gli studi sin'ora condotti sul Fontanile Brancaleone hanno evidenziato la presenza di oltre 100 specie erbacee, di una ventina di specie arbustive e arboree, di numerose specie tipiche della flora acquatica e algale.
Il complesso intrico di bocche e aste circondato da questa fitta vegetazione rappresenta una delle ultime tracce delle antiche foreste che popolavano la Pianura Padana prima delle bonifiche.
È chiaro che da allora ad oggi l'uomo ha fortemente mutato anche questa piccola porzione di territorio (l'attuale Riserva Naturale misura poco più di 15 ettari), ma è altrettanto vero che il Fontanile Brancaleone rappresenta uno degli ultimi angoli della Valle Padana dove si sono rifugiate specie animali e vegetali un tempo numerose e oramai scomparse altrove o in via di estinzione.


Il Fontanile Brancaleone, come molti altri fontanili padani, racchiude in pochi metri di territorio un patrimonio di specie vegetali e animali irripetibile: ecco il motivo più importante che ci obbliga a salvaguardarlo e a proteggerlo come "RISERVA BIOGENETICA" ovvero quale scrigno in cui custodire alcuni dei preziosi elementi che la natura ha generato, selezionato e conservato attraverso i millenni.
Tra le specie vegetali acquatiche più evidenti c'è il Crescione d'acqua (Nasturtium officinale), che in primavera copre con i suoi fiori bianchi soprattutto le rive delle teste del fontanile: i germogli di questa pianta erano molto apprezzati quale insalata primaverile nei paesi della "bassa" . L'infuso di foglie del Crescione d'acqua era usato nella cura di disturbi respiratori e gastrointestinali ed anche per risolvere casi di avitaminosi.
Sempre nei pressi delle sponde si possono trovare i fiori azzurro-lilla raccolti a racemo della Veronica acquatica (Veronica anagallis acquatica) o quelli bianco-verdastri del Sedano d'acqua (Apium nodiflorum), specie quest'ultima abbastanza diffusa anche lungo le rive di fossi e canali.


Le limpide acque della fontana Brancaleone
Le limpide acque della fontana Brancaleone

Cannucce di palude
Cannucce di palude
Menta acquatica
Menta acquatica

Nella zona di transizione tra le rive e le polle, è facile incontrare la Menta acquatica (Mentha acquatica), dai piccoli fiori rosa-violacei raccolti nella porzione superiore del fusto a sua volta caratterizzato, come d'altra parte le foglie, dalla fitta presenza di numerosi peli ghiandolari che contengono un olio essenziale molto aromatico. Anche questa pianta veniva utilizzata in infuso (foglie e fiori) per le sue proprietà toniche e digestive oltreché per calmare le tossi spasmodiche e l'asma.
Spesso accanto ai cespi di Menta si trovano i Non ti scordar di me d'acqua (Myosotis palustris) dai delicatissimi e inconfondibili fiori azzurri simili a quelli dei suoi parenti terrestri.

In prossimità delle bocche di uscita dell'acqua di fontanile si trova l'Elodea (Elodea canadensis), l'Erba gamberaia (Callitriche sp.) mentre una pianta completamente sommersa che popola il centro dell'asta è il Millefoglio (Myriophyllum spicatum) dalle morbide e sottili foglie formanti fragili e fluttuanti immagini in movimento nell'acqua.
Lungo le rive della parte più a valle del canale crescono Lame o Cannucce di palude (Phragmites australis).
La Cannuccia di palude serviva, e in alcune aree padane come nelle paludi del Mincio viene ancora utilizzata, oltre che per preparare stuoie e arelle, anche per costruire spazzole: a tale scopo venivano usate le pannocchie formate da numerose spighette a loro volta costituite da due dure piccole squame diseguali racchiudenti i rudimentali fiori praticamente ridotti ai soli stami e pistilli.
Questa pianta, diffusa un po' in tutto il mondo, secondo alcuni storici avrebbe dato origine alla lettera" J" che deriverebbe da una primitiva stilizzazione della pannocchia largamente utilizzata nei geroglifici egizi.
Altro vegetale tipico delle aste del fontanile è il Giunco di palude (Juncus effusus), dal fusto circolare, liscio, privo di nodi e di un bel colore verde intenso.
Lo specchio d'acqua negli angoli più tranquilli delle teste e dell'asta di fontanile è spesso interamente invaso da un minuscolo vegetale che, presente in migliaia di individui, origina un vero e proprio tappeto verde brillante ricoprente anche alcuni metri quadrati di superficie: è la Lenticchia d'acqua (Lemna) presente nel Fontanile Brancaleone con almeno due specie diverse (minor e trisulca).

Nella grande testa della "Fontana nuova" è invece diffusa la Mestolaccia (Alisma plantago-acquatica), oggi pianta vivacemente combattuta perché infestante nelle risaie e un tempo utilizzata quale rimedio contro le coliche renali. Altri vegetali caratteristici di questa zona sono: i Coltellacci (Sparganium) presenti con le specie maggiore (erecturo) e a foglia semplice (emersum), la Sedanina d'acqua (Berula erecta), dal tipico fusto cavo e fragile.
Resta infine da citare l'elegante Giglio giallo (Iris pseudacorus): questa specie che allieta con la sua infiorescenza i bordi dell'ampia asta può senz'altro definirsi la più "nobile" tra quelle delle zone umide; infatti il "Giglio d'oro" venne assunto a simbolo dei regali di Francia già da Clodoveo verso la fine del V secolo; Luigi VII lo usò anche come simbolo nella sua crociata contro i Saraceni, da qui il nome di "fleur de lys" (corruzione del nome Louis) attribuitogli dai francesi.
Ai margini delle teste e delle aste vivono numerose altre specie vegetali interessanti: il Garofanino d'acqua (Epilobium hirsutum) dai grandi fiori rosa-porpora che affonda le proprie radici in acqua, il suo parente prossimo o Rosmarino di palude (Epilobium dodonaei) che invece preferisce terreni leggermente più asciutti, la Canapa acquatica (Eupatorium cannabium) dai capo lini densi di fiori rosa e la Sa1cerella comune (Lythrum salicaria) dalle eleganti spighe di fiori purpurei.
Tutto intorno alle sorgenti cresce una rigogliosa vegetazione, ultimo relitto delle possenti foreste che ricoprivano quel tratto di pianura sino a poche centinaia di anni or sono.
Tra la vegetazione arborea naturale predomina l'Ontano nero (Alnus glutinosa) dalle caratteristiche foglie verde scuro e dal pregiato legno utilizzato anticamente per vari lavori in campagna, soprattutto laddove era necessario legname resistente alla umidità; infatti il suo legno indurisce se permanentemente sommerso dall'acqua assumendo una notevole resistenza e per questo era usato in opere di regolamentazione idraulica e per costruzioni su palafitte. Il carbone del suo legno veniva utilizzato nella preparazione della polvere pirica e la corteccia per preparare tinture di colore giallo; questo è anche il famoso "albero degli zoccoli" così chiamato proprio perché utilizzato a tale scopo essendo facilmente lavorabile. Tra la vegetazione arborea del fontanile è presente, con numerosi esemplari, l'Olmo campestre (Hulmus minor), pianta di media grandezza anch'essa di buon legname utilizzato per vari lavori in campagna e soprattutto come tutore vivo per sostenere le viti.
Rarissima oramai la Parnia (Quercus robur) albero maestoso che può raggiungere i 50 metri di altezza, dal legno pregiatissimo per qualsiasi costruzione, facilmente lavorabile, forte, duraturo e ottimo da ardere. Il suo frutto, la ghianda, veniva utilizzato soprattutto per l'alimentazione dei suini e anche, tostato, per ottenere un succedaneo del caffè.
Oggi al Fontanile Brancaleone le Farnie sono oramai rarissime: le più belle furono abbattute qualche anno fa, contestualmente all'istituzione della Riserva Naturale.
Altri alberi tipici dei boschi padani circondano le risorgive: platani, carpini bianchi, varie specie di salici e di pioppi.
Ma nei boschi del fontanile si trovano anche alcune specie introdotte più o meno recentemente dall'uomo: la Robinia (Robinia pseudacacia), originaria dell'America nord orientale e che, introdotta in Europa nel '600, si è largamente diffusa divenendo in certi casi invadente e inquinante delle associazioni naturali dei nostri boschi, il Pioppo cipressino (Populus nigra cv. italica) dal tipico portamento fastigiato, il Negundo (Acer negundo), albero originario dell'America settentrionale di recente introduzione e il Gelso bianco (Morus alba), originario della Cina e introdotto in Europa da molti secoli allo scopo di consentire l'allevamento del baco da seta (chiamato appunto Bombyx mori) pratica sino a pochi anni or sono diffusissima in Pianura Padana e oggi abbandonata con conseguente abbattimento dei tipici filari di gelsi oramai pressoché scomparsi dal nostro paesaggio agrario.
Numerosi sono anche gli arbusti tra i quali troviamo la Frangola (Frangula alnus) o Alno nero, la cui corteccia disseccata era usata in molte zone della padania come lassativo e vermifugo.
Diffusissimo il Sambuco (Sambucus nigra), dai frutti molto appetiti dagli uccelli e ottimi per preparare marmellate; tra le numerose proprietà curative del Sambuco quella principale è la proprietà diaforetica data dai fiori che freschi o in decotto favoriscono un'abbondante sudorazione; anticamente era credenza popolare che la radice del Sambuco cotta nel vino servisse contro il morso della vipera; le foglie venivano invece impiegate in decotti per favorire la guarigione di ferite infette.
Ancora oggi è uso in alcuni paesi della bassa Lombardia, friggere le infiorescenze ombrelliformi del Sambuco dopo averle immerse in una pastella di farina bianca, sale e latte, per ottenerne croccanti frittelle ritenute a ragione diuretiche e rinfrescanti, vero dono naturale di stagione utile a depurare il corpo dopo i pesanti cibi ingeriti nella stagione fredda.

Anche il Biancospino (Crataegus monogina), il Nocciolo (Corylus avellana), il Sanguinello (Cornus sanguinea), il Ligustro (Ligustrum volgare) e la Fusaggine (Euonymus europaeus), arricchiscono di fiori, semi e bacche la vegetazione del fontanile contribuendo non poco ad attirare e sostentare uccelli e altri piccoli animali del bosco. Numerose specie rampicanti infittiscono il sottobosco tanto che in certi luoghi pare di trovarsi in foreste esotiche anziché nel cuore della Pianura Padana.
Oltre alla Clematide (Clematis vitalba) caratterizzata dalle abbondanti e profumate pannocchie multiflore bianche e al Luppolo (Humulus lupulus) famoso soprattutto nel nord Europa dove viene coltivato per dare aroma e gusto alla birra, molto diffusa è anche la Vite (Vitis vinifera) forse proveniente da antiche coltivazioni locali e inselvatichitasi nel bosco del Fontanile.
Altre specie rampicanti sono: l'Edera (Hedera helix), il Tamaro o Vite nera (Tamus communis), la Campanella o Vilucchione (Calystegia sepium) conosciuta sin dall'antichità per l'efficiente azione purgativa e la Zucca marina (Bryonia dioica), pianta velenosa e medicinale dalle svariate proprietà curative e spesso utilizzata, anche in un recente passato, a scopo abortivo.
Il sottobosco è ricco di erbe, fiori e funghi e tra questi ultimi spiccano per interesse naturalistico il Clitocybe nebularis e la velenosissima Amanita phalloides, unica presenza sin'ora segnalata nella bassa padana bergamasca di questa specie e anch'essa sintomo della notevole importanza biologica di questo relitto dell'antico bosco planiziale.
Tra le erbe, notevole è la presenza di Felci (Pteridium acquilinum, Athyrium filix-foemina, Thelypteris palustris, sono le specie più diffuse) e di Equiseti (Equisetum palustre) ai margini dei quali si trovano interessanti stazioni di Sigillo di Salomone (polygonatum odoratum), di Pervinca (Vinca minor), di Cipolloccio (Ceopoldia comosa) e soprattutto di Aglio selvatico (Allium ursinum), tutte specie una volta diffuse in molte zone della Pianura padana e oramai quasi irrintracciabili.
Un'altra specie florealmente interessante presente nel Fontanile Brancaleone è il Gigaro (Arum maculatum) parente stretto dell'esotica Calla ornamentale (Zantedeschia aethiopica), caratterizzato dal fiore formato da una grande spata giallastra lanceolato-acuminata, purpurea al bordo, avvolgente uno spadice con clava violacea; le foglie sagittate sono di un bel verde brillante chiazzate di scuro ed hanno un tipico sapore pepato.
In autunno i velenosi frutti del Gigaro formano dei grappoli di bacche rosse e carnose molto decorative; la radice, costituita da un grosso rizoma, fornisce invece una farina di fecola molto apprezzata come alimento fortificante e di facile digestione.

La ricca fioritura di un Biancospino
La ricca fioritura di un Biancospino

"Zucca marina"
Felci di Brancaleone
Felci di Brancaleone

"Fungo dell'arcobaleno"
Una pianta medicinale presente con alcuni esemplari nelle parti ombrose del bosco è la Valeriana officinalis, utilizzata anticamente per guarire l'epilessia e a cui ancor oggi la farmacopea ufficiale riconosce proprietà sedative e anticonvulsivanti possedute principalmente dalle radici.
Molti altri fiori ed erbe arricchiscono e abbelliscono il bosco e le piccole radure del fontanile e tra esse è importante ancora citare le numerose specie di Euforbia (cyparissos, helioscopia, dulcis, amygdaloides, platyphyllos), di Caglio (cruciata, verum, aparine), il Geranio di San Roberto (Geranium robertianum), la Betonica dei boschi (Stachys sylvatica) oramai quasi introvabile in Pianura Padana e la Consolida maggiore (Symphytum officinale) che in questa area presenta la varietà a corolla bianco-giallastra in luogo della più comune corolla violetta.
La ricca e complessa vegetazione del Fontanile Brancaleone e del suo bosco appaiono così, anche ad un rapido sguardo, elementi di strategica e fondamentale importanza nella difesa e salvaguardia di elementi oramai unici in pianura e non solo dal punto di vista naturalistico: ad ognuna di queste piante ed erbe veniva attribuito un ruolo preciso nella vita quotidiana dei nostri padri: curativa, di nutrimento loro o degli animali, d'uso per attrezzature nel lavoro di campagna.
Conservare almeno il ricordo di questo rapporto intenso, diretto e continuo con la natura, oggi che il filo conduttore che ci lega ad essa risulta sempre più teso e forse prossimo alla rottura, non è solo un atto di civiltà ma rappresenta anche il riconoscimento di una dovuta gratitudine a quanti hanno consentito, con un lavoro incessante di secoli, di porre le basi al nostro attuale benessere.
 
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